A dieci giorni dall’apertura del 15 giugno ormai possiamo dirlo con un discreto margine di certezza: il 2026 non verrà ricordato come un anno memorabile per quanto riguarda la pesca dell’agone, soprattutto se confrontato con i risultati degli ultimi anni. Ma al netto di questa cattiva notizia, rimane la consolazione di non trovarci di fronte a una contrazione della specie, quanto a una frega anticipata, che già con il gran caldo di fine maggio aveva attivato i pesci. Tra gli appassionati ha quindi cominciato a circolare un pensiero insistente attorno al quale sarebbe necessario fermarsi e riflettere: se il cambiamento climatico si dimostra sempre più una certezza, perché vincolare l’apertura dell’agone a una data fissa, stabilita diversi anni addietro e fissata per convenzione al 15 di giugno?

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