Non c’è niente che rianimi il senso civico come la battaglia morale contro un predatore alloctono, così come non c’è niente che ci metta di fronte al godimento senza senso e senza misura che scatena la cattura di questi pesci che per qualche settimana all’anno ci riconciliano con la vita agra di noi pescatori comaschi del terzo millennio, a cui sono già sparite sotto al naso trote, anguille, alborelle, cavedani, lavarelli, salmerini; ricordi di una pesca che fu e che sembra non poter ritornare. La “nuova era” ha un inizio ben preciso che risale a tre anni fa, quando i pescatori di professione chiesero e ottennero la possibilità di introdurre i cosiddetti “retoni” , intesi come uno strumento finalizzato a contenere il siluro.

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